Progettare le Abilità, di Barbara Scarso

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Premessa… fare progetti

Sappiamo che:

 

  • un Progetto, per sua natura, è uno sforzo temporaneo intrapreso allo scopo di creare un prodotto, un servizio o un risultato unici (concetti chiave del PM in PMBOK®),
  • nella sua  temporaneità, un progetto implica un impegno di risorse per uno scopo definito, tempo che viene misurato dall’inizio dell’avvio dell’attività di progetto fino alla sua naturale conclusione, data dal raggiungimento degli obiettivi prefissati o dalla chiusura del progetto,
  • il prodotto, il servizio o il risultato unici, sono deliverable tangibili e misurabili, sono qualcosa di concreto, concepito con un obiettivo preciso e dopo un’attenta analisi non solo delle richieste di mercato o delle necessità commerciali, ma anche delle esigenze sociali,

 

E sappiamo anche che non è possibile produrre un servizio specifico adatto ad un solo gruppo di persone: nell’attività di progetto non andrebbero mai persi di vista la soggettività e l’individualità della persona che usufruirà di quel particolare deliverable.

 

Pertanto, non è possibile progettare servizi sulla base di bisogni ipotetici che, troppo spesso, non corrispondono ad un bisogno reale, o che non corrispondono ad una necessità reale e presente.

 

 

 

Il PM e il contesto sociale

L’attenzione posta da un progetto di abilità” non è mirato alla risoluzione di quei particolari fabbisogni, ipotetici, che si crede essere di importanza vitale per la persona (se una persona si trova su una sedia a ruote, abbatto un tratto di marciapiede e costruisco una rampa), quanto, piuttosto, alla creazione di servizi che siano Accessibili alla totalità degli individui (se prevedo già in fase di progetto la presenza di una rampa, questa sarà parte integrante di quel marciapiede e non una aggiunta-modifica a qualcosa di già esistente).

È un andare oltre le difficoltà e le differenze.

Le potenzialità offerte dal PM dovrebbero trovare naturale sviluppo in due contesti sociali specifici:

 

  • un contesto che sviluppi strumenti e tecniche per la progettazione di servizi mirati allo sviluppo dei bisogni delle persone, mettendo al centro delle attività di progetto e servizi proprio la persona, con le sue diversità naturali e le sue sfumature,
  • un contesto che sviluppi Best Practice incentrate all’accessibilità piuttosto che allo sterile inserimento nel contesto sociale della persona.

 

Quindi, progetto come cambiamento, ma anche come strumento utile a far sì che ogni persona possa sviluppare il proprio percorso professionale e di vita secondo la direzione che gli è propria, potendo dare il proprio contributo all’attività che è chiamata ad affrontare. E non solo come un passivo osservatore di quanto qualcuno sta “progettando – per – lui”.

 

ma si può progettare la disabilitá?

Un progetto è fatto da persone e i servizi che si vanno a realizzare sono per le persone, non può essere pensato come ad un qualcosa che vada ad eliminare le differenze ma, al contrario, dovrebbe trovare risposte adeguate a queste. È un voler permettere a tutti gli individui di poter vivere il proprio spazio senza doversi sentire diversi.

 

La disabilità è una condizione ordinaria della vita e, proprio per questo, non è più possibile ricondurla ad una condizione di malattia (esperienza che tutti, nell’arco della loro vita, possono sperimentare). Al contempo, una persona abile è una persona che è riuscita ad assumere il controllo della propria esistenza e che è in grado di scegliere il modo in cui regolarla.

In ambito progettuale ciò significa non proporre regole, ma fissare dei parametri di minimo e di massimo entro i quali operare i nuovi cambiamenti. Significa creare un nuovo spazio progettuale nel quale ciascun individuo possa esprimere al meglio il proprio potenziale umano.

 

Ovvero, iniziare a progettare in un’ottica di Social Process Assets.

 

È un andare oltre le difficoltà e le differenze. Un conoscere gli ostacoli per comprenderli e non per proporre strategie di aggiramento, un abbattimento delle barriere architettoniche e comunicative non di tipo meccanico, ma con uno studio approfondito dei contesti che vanno trasformati in una risorsa per tutti.

 

Progettare con. Il concetto del saper fare insieme

Ma, allora, si può progettare la disabilità? Si può progettare con la disabilità?

Per progettare è importante considerare più di un fattore: il contesto, i bisogni, gli obiettivi, le metodologie applicative, le risorse disponibili, le personalità e gli skills dei partecipanti all’attività, nonché i bisogni reali di coloro che beneficeranno del risultato finale del progetto. Un progetto implica un cambiamento. Ma un progetto non dovrebbe mai perdere di vista l’aspetto umano di quanto si sta realizzando. Un progetto è fatto da persone, e i servizi che si vanno a realizzare sono per le persone

Insomma, usare le conoscenze per fare.  E questo fare necessita di un fare insieme, non di un “fare per…”.

 

C’è un sottile filo rosso che separa la natura delle parole sostenere ed accompagnare. Da sempre, la nostra cultura è spinta ad aiutare, a sostituirsi all’altro, se l’altro si trova in una condizione di disagio o di disabilità, abbiamo troppo spesso la “pretesa” di guidare, di sostituirci all’altro, di voler parlare per lui, di conoscere meglio di lui quali sono le cose migliori per lui. Ma è una “pretesa” che non ha senso. Io non sono l’altro… io sono io, con i miei colori, le mie idee, i miei pensieri, il mio semplice essere persona. E l’altro è egli stesso, con i suoi colori, le sue idee, i suoi pensieri, il suo semplice essere persona. Siamo diversi. E questo fatichiamo ad accettarlo. È una diversità non in senso negativo, ma in quanto esseri diversi, portatori, ognuno, di una propria personale specificità. Di un proprio mondo e di una propria storia.

 

L’idea del PM è un valido aiuto in questo contesto perché ci forza a voler porre al centro della gestione del progetto la persona, creando un ambiente (sociale ed aziendale) capace di riconoscere e valorizzare le diversità proprie delle persone. Progettare le abilità significa, prima di tutto, concedere ad ognuno di noi la possibilità di poter vivere lo spazio in cui si trova, ognuno nel pieno rispetto delle proprie diversità. E l’elemento fondante è il contributo di tutti.

 

Le metodologie di PM sono fondamentali per poter individuare, costruire e coordinare mete che siano raggiungibili da tutti e dare il giusto equilibrio ad esigenze ed aspettative. Il primo passo verso la Progettazione Accessibile è proprio quello di non considerare più alcuni servizi “specifici solo per i disabili”, ma di cominciare a progettare servizi ad ampio raggio, finalizzati alla partecipazione e all’attenzione di tutti i membri della comunità.

 

Quali vantaggi?

 

  • l’aumento di conoscenze;
  • l’apprendimento di nuove pratiche;
  • l’aumento della capacità di soddisfare i bisogni degli individui;
  • il confronto tra pratiche diverse (confrontare le proprie pratiche con quelle di altri, capire come migliorare le proprie pratiche interne);
  • la creazione di idee che portino a nuove modalità organizzative;
  • il miglioramento della qualità delle relazioni;
  • l’apprendimento di nuove pratiche;
  • la possibilità di innovare, cambiare e implementare il proprio modo di progettare;
  • la ricerca di nuovi atteggiamenti creativi;
  • un miglior equilibrio tra il dare e ricevere conoscenze e sapere;
  • la creazione di nuove etiche, sia aziendali che sociali;
  • la possibilità di innovare o cambiare la propria prospettiva;
  • la ricerca del miglioramento qualitativo dei processi sociali ed aziendali;
  • la valorizzazione delle persone, superando qualsiasi forma di isolamento e categorizzazione, valorizzandone le differenze;
  • migliorare la qualità e la sostenibilità dei gruppi sociali;
  • una migliore valutazione delle conseguenze, anche in termini di obiettivi economici (ovvero, generare benefici economici che derivano dal poter contare sul valore aggiunto apportato dalle diverse ottiche e punti di vista).

 

 

Parlare di buone capacità potenziali ci dà la dimensione di questo nuovo modello, che dovrebbe consentire al singolo di sfruttare al meglio i propri skills e di reperire, nell’ambiente, tutte quelle informazioni aggiuntive che consentono una formazione continua. Ci obbliga a mettere in gioco un numero considerevole dì variabili, dipendenti o indipendenti, a ricercare “nuove formule” e nuovi assunti.

 

Non si cercano soluzioni “facili” o soluzioni “pre-confezionate”, ma, piuttosto, si studiano servizi accessibili e dinamici, utilizzando strumenti e metodologie in grado di rimuovere barriere e pregiudizi, uno sforzo per un cambio culturale che vada dal “dover essere” al “poter essere”.

 

 

È un approccio alla gestione delle risorse umane mirato all’implementazione delle differenze, che sia in grado di consentire alle persone una maggiore espressione, finalizzata non solo alla parità di accesso ai servizi, ma anche alla dinamizzazione delle energie in modo equo e alla trasformazione dei vincoli in risorse. È un modello di gestione delle risorse umane efficace, che consente, grazie al corretto sviluppo delle competenze di ciascun individuo, l’allineamento tra le prestazioni individuali e il raggiungimento degli obiettivi della comunità, sia essa sociale e/o professionale.

La valorizzazione delle differenze nei contesti sociali, in termini di Governance territoriale, mira alla creazione di modelli di integrazione efficaci a sostenere e a qualificare la crescita, di ciascun membro della società civile, in termini di partecipazione, riconoscimento dei diritti e crescita individuale. Consente, in altre parole, ad ogni persona di essere messa nelle condizione di poter realizzare il proprio potenziale. È rispettare le differenze, rinunciando a modelli e a schemi troppo semplificati e semplicistici. Non si nega e non si nasconde. Ma si fanno proprie le differenze, i valori, le etiche di ciascun individuo.

 

 

Il modello di Progettazione Accessibile . Valorizzare le Differenze

Ovvero:

 

  • valorizzare le potenzialità dei singoli individui, diversi tra loro, e pertanto capaci di portare un valore unico

 

  • Organizational Process Assets – Fattori Ambientali Aziendali e Enterprise Environmental Factors – Asset dei Processi Organizzativi, conoscere le esigenze e la cultura, intesa come storia personale di ogni individuo

 

  • ognuno di noi è portatore di valori e di etiche, nuove e diverse, e, come tale, deve poter trovare il modo per poter esprimere al meglio le proprie potenzialità e poter tradurre le proprie esperienze in competenze

 

  • favorire una strategia che valorizzi in modo corretto le diversità culturali proprie di ogni persona. È un cambiamento culturale molto forte, fondato sul fatto che ad ogni persona viene riconosciuto il fatto che sia portatrice di skills e di vissuti unici. È un processo di cambiamento, che ha lo scopo di valorizzare e utilizzare pienamente il contributo, unico, che ogni persona può portare, in modo che tutti abbiano non solo le stesse opportunità, ma anche che il risultato finale sia maggiore della somma delle parti

 

  • stimolare un ambiente “caotico”, complesso ed eterogeneo, dove la diversità possa diventare elemento arricchente, fatto che contribuisce a superare l’omologazione e la staticità

 

 

Barbara Scarso

Associata PMI-NIC

Padova

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